C’era una volta…
In un inverno freddo e gelato,
papà Cristoforo (detto Luigi) e mamma Giulia (detta Teresa) concepirono
un figlio; ecco perché gli piaceva il freddo.
Dopo 9 mesi trascorsi quasi tranquillamente nasce Giorgio, secondogenito
di una famiglia numerosa; sì, era già numerosa perché a quei tempi si
viveva tutti insieme, nonni, genitori, zii, cugini e fratelli.

Nato in casa -gli ospedali erano cose da ricchi- non aveva ancora la
barba: gli crescerà solo dopo qualche anno; pesava 4 kg circa e dopo la
lauta poppata “naturale”, veniva fasciato e messo a dormire. Quante
dormite ha fatto da piccolo! “solo da piccolo” direte voi?
Il bambino Giorgino (Giurgì in dialetto bresciano), così come lo
chiamavano mamma e papà, cresceva forte di fisico, faceva pochi
capricci, anche perché era inutile farne tanti: le possibilità
economiche d’altronde non permettevano altro che qualche mandarino e
qualche noce per Santa Lucia (13 dicembre, è la Santa che porta i doni a
bambini buoni). Da subito si manifestò forte soprattutto nella fede,
aiutato dai genitori e dai nonni.
E fu certamente l’esempio di genitori, nonni e zii a fargli maturare
l’idea di “andar prete” per divulgare a sua volta quella fede di cui
tutti hanno bisogno.
I genitori raccontano alcuni episodi famigliari che vedono Giorgio come
protagonista:
Sotto la
pianta di ciliegie
Quando erano mature le ciliegie, tutti i fratelli andavano sulla pianta
a raccoglierle e lui, Giorgio, aspettava che qualcuno gli lasciasse
cadere qualche frutto, non solo i noccioli che scartavano, perché tutti
sull’albero non si poteva salire e … perché faticare se poi qualche
ciliegia arrivava gratuitamente anche a lui?
Morso al
naso
I giochi in inverno erano esclusivamente fatti in casa al caldo del
camino e molte volte capitava di litigare per questo o quel gioco; un
giorno Giorgio ebbe la bella pensata di rubare la bambola di pezza della
sorella Lucia, la quale appena si rese conto del misfatto,
incastrò il malpensante fratello tra il camino e la macchina per cucire,
rifilandogli un bel morso al naso: da quel giorno nutrì costantemente un
sacro rispetto dei giochi altrui.
Acquisto del
formaggio
Dopo la messa della domenica, era abitudine fermarsi nel negozio gestito
dalle signorine della “Casa della carità” per fare alcune compere per
tutta la settimana; Giorgio era andato a servir “Messa prima”, alle 6
del mattino e, incaricato dalla mamma, si era fermato a comprare 2 etti
di formaggio da grattugiare. La commessa, pesando il formaggio, gli
chiese: “sono 2 etti e 30 grammi, fa lo stesso o la mamma si
arrabbierà?”; Giorgio, sicuro di sé, ribattè: “non si preoccupi, ci
penso io”. Arrivato a casa consegnò il pacchettino alla mamma, che,
insospettita, chiese spiegazioni: “perché tutte queste briciole e perché
il formaggio pesa così poco?” “Eh, sai mamma, siccome era un po’ di più,
l’ho mangiato io, non avendo il coltello per tagliarlo ho dovuto
romperlo a mano e siccome non avevo la bilancia non potevo sapere quanto
mangiarne!”.
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